TUTTE LE FIDEIUSSIONI SONO A RISCHIO NULLITÀ

TSUNAMI SI ABBATTE SULLE BANCHE
Potrebbe succedere un finimondo! Potrebbero essere nulle tutte le fidejussioni omnibus redatte su moduli-tipo conformi allo schema predisposto dall'ABI , l’associazione di categoria delle Banche; quindi, in sostanza tutte! Questa sconvolgente situazione è stata fotografata da una autorevole sentenza della Corte di Cassazione del dicembre 2017 (pronuncia n. 29810 del 12 dicembre 2017). Ancora pochi ne stanno parlando, ma il fenomeno è destinato ad esplodere quanto prima. Cos’è successo? Nel 2005 la Banca d'Italia, che all'epoca svolgeva la funzione di Autorità Antitrust nei confronti del sistema bancario, aveva valutato che il fatto di determinare in sede associativa bancaria un unico contenuto standard ed uguale per tutti del contratto di fideiussione integrasse un'ipotesi di intesa restrittiva della concorrenza ai sensi della legge 287/ 1990. In pratica, l’ABI aveva valutato che le banche ‘facevano cartello’ nei confronti del consumatore. Quindi, aveva imposto l'abolizione di alcune clausole ritenute particolarmente onerose e lesive della concorrenza
Le clausole ‘incriminate’ erano queste: «il fideiussore è tenuto a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo»; «qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate»; «i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’art. 1957 cod. civ., che si intende derogato».
Ma le banche non si sono adeguate all’ordine di abolizione ed hanno continuato imperterrite a far sottoscrivere in maniera uniforme le fideiussioni sempre sullo stesso modulo standard contenete le stesse frasi. Chi volesse prendersi la briga di controllare la propria fideiussione rilasciata alla Banca, vedrà che nel 99% dei casi presenta queste tre diciture o almeno una delle tre. E qui viene il bello. L’art. 2 della normativa antitrust sanziona con la nullità le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale. L’uniformità del testo delle fideiussioni utilizzato dalle banche viola infatti il diritto del cliente ad una scelta effettiva tra prodotti –contratti di fideiussione- concorrenti. Dalla nullità delle intese deriva la nullità dei contratti che danno attuazione alle intese, ossia la nullità dei contratti di fideiussione che contengano queste clausole. Alla luce del provvedimento della Banca d’Italia sono senz’altro nulle le fideiussioni che contengono ancora tali clausole anche successivamente all’emanazione del suddetto provvedimento. Ma la forza dirompente della sentenza è che potrebbero essere dichiarate nulle anche le fideiussioni stipulate prima del 2005! Dice la Corte: non importa se ce siamo accorti nel 2005, se i contratti costituiscono lo sbocco sul mercato di un’ intesa illecita e sono essenziali a realizzarne gli effetti, possono essere dichiarati nulli anche se firmati prima del divieto del 2005.
Nella sostanza, pertanto, il fideiussore, invocando la suddetta nullità, potrà opporsi ad ingiunzioni di pagamento, ad esecuzioni immobiliari, oltre a richiedere il risarcimento del danno da condotta illecita in aggiunta a quello derivante da illegittima segnalazione in Centrale rischi. Inoltre, la Cassazione ha anche affermato che il firmatario ‘consumatore’ può giovarsi della cosiddetta prova privilegiata, vale a dire che nel processo non è tenuto a provare la condotta anticoncorrenziale tra le Banche, cosa che sarebbe stata definita ‘probatio diabolica’ per la sua difficoltà; ma può semplicemente produrre in causa l’accertamento di Banca d’Italia, più che sufficiente a dimostrare il fondamento della nullità. Prepariamoci quindi a combattere!