FORSE QUESTA VOLTA SI PARTE!
NUOVA CLASS ACTION

MA NESSUNA APPLICABILITA’ ALLO SCANDALO DELLE BANCHE VENETE
Il 3 ottobre 2018 la Camera ha approvato una nuova proposta di legge per introduzione della ‘azione di classe’ (attualmente prevista solo dal Codice del Consumo, D.lgs. 206/2005) anche nel codice di procedura civile. Con il buon fine del progetto di legge, quindi, questa procedura riceverebbe una collocazione sistematica generale e verrebbe molto potenziata rispetto a quella attuale, di fatto inutilizzata perché spesso inutilizzabile.
In che cosa consiste, concretamente, oggi la 'class action'?
Attualmente, la nostra azione di classe, cioè quella prevista nel codice del consumo, è ben diversa da quella descritta da John Grisham nei suoi legal thriller americani. In generale, si può definire come uno strumento processuale che consente ad una pluralità di soggetti, appartenenti ad una certa ‘classe’ e che intendano far valere un diritto comune, di unirsi per proporre un’unica causa. Ma, mentre in America, la class action viene svolta per accertare la responsabilità di un ente ed ottenerne contemporaneamente la condanna al risarcimento del danno, in Italia questo non avviene.
La nostra class action può servire solo per accertare la responsabilità di un ente; il risarcimento del danno, invece, che è ciò che maggiormente interessa, deve poi essere richiesto con una causa privata ulteriore a parte. Oltre a ciò ad oggi, l’esperibilità dell’azione di classe è limitata ai consumatori e agli utenti in relazione ai danni subiti da rapporti contrattuali o pratiche commerciali scorrette o comportamenti anti-concorrenziali tenuti dalle imprese, e la loro posizione giuridica deve essere esattamente identica. Proprio queste limitazioni hanno impedito, ad esempio, di poter proporre la class action nello scandalo delle Banche Venete. Con la modifica di cui al disegno di legge, si amplierà l’ambito soggettivo di applicazione, che non sarà più limitato ai soli consumatori, ma a tutti i titolari di diritti individuali omogenei. Verrà ampliato anche l’ambito oggettivo, relativo alle situazioni giuridiche tutelabili in giudizio: basterà che si tratti di lesioni di diritti derivanti da fatti cagionati durate lo svolgimento dell’attività dei legittimati passivi, ossia le imprese o gli enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità.

Gli strumenti posti a tutela dei soggetti componenti la classe lesa sono sostanzialmente: Ma la cosa che più conta è l’ampliamento delle tutele invocabili: si potrà ottenere, infatti, la condanna al risarcimento del danno; la condanna alla restituzione; l’azione inibitoria nei confronti degli autori delle condotte lesive.
La competenza processuale sarà della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale. Altra novità consisterà nella possibilità dei soggetti lesi di aderire all’azione anche dopo la sentenza di accoglimento.

MODIFICHE NORMATIVE
Se la proposta di legge verrà approvata in via definitiva, la situazione sarà la seguente:
abrogazione degli articoli 139 (legittimazione ad agire), 140 (procedura) e 140 bis (azione di classe) del D.lgs. 206/2005 (Codice del Consumo);
introduzione di un nuovo titolo VIII bis, nell’ambito dei procedimenti speciali, nel quarto libro del codice di procedura civile, rubricato “Dell’azione di classe”; composto dall’art. 840 bis all’art. 840 sexiesdecies; all’introduzione dell’art. 196 bis nelle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, in materia di comunicazioni a cura della cancelleria ed avvisi in relazione all’azione di classe; all’applicazione dell’art. 76 del DPR 445/2000 alle attestazioni previste dall’art. 840 septies c.p.c.

Non sarà prevista l’applicazione retroattiva della normativa: quindi si potrà esperire solo per situazioni concretizzate dopo la sua approvazione.