CHI HA FIRMATO LA TRANSAZIONE CON BPVI PUO’ COSTITUIRSI PARTE CIVILE?

Ultima improrogabile possibilità il 1° dicembre 2018 di costituirsi parte civile nel processo penale.
Inizia infatti sabato 1° dicembre il dibattimento del processo penale contro gli ex vertici della Banca Popolare di Vicenza. Oltre tale udienza, non sarà più possibile in alcun modo chiedere nel processo penale il risarcimento agli autori dei reati nonché alla banca in liquidazione, che difatti risponde in solido quale responsabile civile delle obbligazioni risarcitorie nascenti da reato.

Nel caso di costituzione di parte civile, oltre che ai singoli imputati personalmente, la richiesta di risarcimento potrà essere svolta nei confronti della Liquidazione coatta quale ente civilmente responsabile delle azioni commesse dai suoi funzionari. Si spera di poter arrivare alla definizione del primo grado di giudizio entro i termini di prescrizione: difatti, a chi chiede i danni, poco importerà se il reato si prescriverà in appello o in Cassazione, perché le statuizioni sulla parte civile faranno comunque ‘stato’. La circostanza si può facilmente ipotizzabile, alla luce della notizia di pochi giorni fa secondo cui, dalla bozza di consulenza tecnica depositata nel processo ‘a latere’ per la dichiarazione di insolvenza della Banca popolare di Vicenza, il consulente prof. Bruni Inzitari avrebbe espressamente riconosciuto tale situazione al 25 giugno del 2017. Vi sarebbe dunque la possibilità di perseguire gli imputati anche per i reati che hanno come presupposto il fallimento, vale a dire la bancarotta fraudolenta, con conseguente automatico aumento dei termini di prescrizione.

Vi è da dire che non è affatto certa la soddisfazione dei propri crediti mediante tale costituzione, anzi! Tuttavia, va detto che il patrimonio immobiliare della ex banca era molto cospicuo, e che c’è chi ipotizza ‘un tesoretto’ nei recuperi che la SGA farà degli NPL, ossia dei crediti deteriorati. Se a ciò si aggiunge che il 70% dei soci ha aderito lo scorso anno alla transazione e che, dei rimanenti, non tutti si costituiranno. Perciò, è vero che potrebbe trattarsi di poche briciole, ma probabilmente si sarà in pochi a spartirsele.

Ad ogni modo, anche chi ha firmato la transazione, a mio giudizio, può tentare –con tutti i rischi del caso- a richiedere i danni.
L’argomentazione vincente è che a tutt’oggi non solo non è scongiurata la possibilità che i sottoscrittori degli accordi transattivi siano chiamati a restituire gli indennizzi ricevuti, ma anzi tale possibilità appare oggi molto probabile, data la pronuncia di insolvenza che seguirà a breve.
La dichiarazione dello stato di insolvenza porterebbe alla contestazione agli stessi odierni imputati di reati ben più gravi di bancarotta fraudolenta e altri reati fallimentari. Quindi è impensabile che in ipotesi di simili responsabilità essi possano oggi trincerarsi dietro le note transazioni firmate da ignari risparmiatori.
Se venisse negata questa possibilità, essi si troverebbero nell’assurda condizione di decadere irrimediabilmente dalla possibilità di chiedere il risarcimento danni civili in sede penale, come invece è possibile per tutti gli altri, situazione altamente pregiudizievole e contraria al principio di uguaglianza.