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FAQ

Dipende. Le variabili sono infinite. L’avvocato deve prima capire la situazione in cui ti trovi, per dirti se hai diritti da tutelare e quindi verificare in che modo è possibile fare questo. Non c’è un “costo standard” per una “pratica standard”. Quindi, il primo incarico che un avvocato deve svolgere è esaminare la situazione, ascoltando il cliente e visionando eventuali documenti, e poi fare al cliente un preventivo: di azioni da svolgere, di relativi costi da sostenere, di tempistiche da affrontare, di probabilità di avere soddisfazione. Solitamente, questa valutazione avviene nel primo incontro o due.

Comunque, in linea di principio, maggiore è il “valore di causa”, maggiore è l’onorario che spetta al professionista.

Assolutamente no. La causa è solo l’ultima spiaggia che, se possibile, si cerca di evitare in tutti i modi, tentando dapprima una transazione bonaria e poi, eventualmente, rivolgendosi anche ad appositi organismi per una “mediazione” ufficiale. La fase dell’attività difensiva cosiddetta “stragiudiziale”, ossia fuori dal processo, è la più importante e va ovviamente valutata caso per caso.

Si tratta di atti giudiziari. E’ fondamentale ritirarli, perché non facendolo non sapremo mai cosa ci è stato notificato. Può essere una multa, una citazione in causa, ecc. ma se non li ritiriamo non lo sapremo mai.

Chi ce li spedisce, per poter procedere contro di noi, non deve provare che il destinatario ha effettivamente ricevuto l’atto, ma solo che è stato posto nella condizione di riceverlo. Quindi, bisogna ritirarli perché non farlo ci espone a subire azioni giudiziarie alle quali, se tempestivamente infirmati, avremmo magari anche potuto opporci.

Andare a rendere la propria testimonianza, se regolarmente citati con una raccomandata di un legale o con un atto giudiziario, è un obbligo giuridico a cui nessuno può esimersi. La mancata partecipazione all’udienza, senza un giustificato motivo, espone non solo ad una sanzione, ma anche al fatto che il Giudice potrebbe ordinare ai Carabinieri di accompagnare coattivamente il teste ad una udienza successiva.

Se “non si sa nulla”, si deve comunque andare e dire che non si sa nulla. Ma stiamo attenti a dire sempre la verità: se dovessero emergere indizi che la nostra dichiarazione non corrisponde a quanto realmente accaduto, negando il vero o affermando il falso – ma anche omettendo di dire quello che si sa, essendo cioè reticenti- si può subire un processo penale per il reato di falsa testimonianza.

La cosa principale è verificare se chi ci chiede i soldi lo fa solo come “servicer” della banca originaria, ossia è un mero riscossore per conto altrui, oppure se si tratti davvero di una vera e propria “cessione del credito” deteriorato a società appositamente create per questo scopo ( società per incasso degli NPL).

La possibilità di difesa in questi casi è piuttosto probabile: esistono infatti molte possibili criticità nel complesso e farraginoso meccanismo delle cessioni, per cui l’avvocato può verificare ed eccepire molti aspetti, per arrivare a favorevoli accordi di saldo e stralcio, se non addirittura sottrarre completamente il debitore dall’obbligo di pagare: ad esempio, verificando che il credito della banca è prescritto.

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